Don’t stand in my way with nothing to say

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Mi cerco all’interno della mia storia, recuperando mattinate affini in quest’anno di situazioni e paure antiche.
Forse se sto ferma non mi troveranno – penso.
Immobile però.
Come quando vorresti fosse il silenzio a parlare per te.
Il fatto è che il 25 di ottobre non è mai una buona data. Arrivo a sera ripercorrendo momenti che sanno di terra grigio beige.
E domattina alle 7.40 ecografia al fianco sinistro.
Mi sa che il primo giro lo offri tu.
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Caos

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Accademia d’autunno.

Incrocio miseri sguardi vestiti da sera.

Luce che si fa minuscola in una smorfia.

Pertugio di porcellana cinese rotta e sbeccata.

Un’onta leggera che passa i limiti. E che ti aspetti ancora.

Pensieri. Serpentine.

Fuggo in un trompe l’oeil aperto tra i palazzi. Che baciano l’aria.

 

foto (c) KatiaChausheva

Giallo selettivo

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In questa luce sveglia, quasi estiva, esamino protocolli sensibili ogni giorno.
Inventari di motivi e fogli chiusi a chiave.
Superato l’orizzonte, uno sguardo sfumato che si lecca il futuro.
Aspetto la pioggia con quel senso di ricerca oltre il vetro. Irrisolvibile. Categorico. Indifferente, anche.
E ho regali, decisamente in anticipo rispetto alla data del mio compleanno: due buste che non ho ancora aperto, di colore lilla e azzurro intenso, con il mio nome scritto a mano sopra.
Che faccio, apro ?

 

 

E questo e quello

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C’è un tempo inevitabile che arriva. E si resta fermi sul molo di schiena. Affacciati sul bordo di una quasi primavera ottusa.
Resto in pausa là, in cerca di parole che puliscano e con la sensazione di non aver detto tutto.
Mi sento la cornice di una tela bianca che non ho voglia di colorare. E così inizio a sfogliare le foto di Parigi, quelle di un dicembre poco freddo e dal sapore dolce come il croquembouche. Le stesse che mi fanno sorridere sempre e che mi rilassano.
Poi ascolto Rain dei Cult e intanto penso ai congiuntivi che mi stanno antipatici e a chi chiude discorsi, senza farti capire, lasciandoti appiccicata così l’impressione che intorno tutto sia un po’ più falso.
E poi rifletto e mi dico che le persone non si misurano dalla testa ai piedi ma dalla testa al cielo. E allora sì che ho detto tutto.

 

Photoflake

 

 

 

 

7 Butterflies

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 Bisogno. Vedere. Sentire. Odorare

                                     Lalla si veste di Lilla.

Ridi, suvvia. Io mi fido di te.

                          Che pensi ?.  Caffè e fantasia.

Regalami una foto. Flash.

Guanti. Louvre. Tout.

Speravo ridessi. Ginocchio. Noiosa.

                                 Splendida. Impazzire.

Vita dentro che bolle.

                  Risottolineare. Flash.

 

[Ciò che ti rimproverano, coltivalo perché sei tu]
 Jean Cocteau

In-tatto

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Notte. Quattro foglie secche e profumo di mandarini sbucciati.
Give me the words that tell me nothing
I presentimenti che si attaccano come materia viva e spessa.
Asfaltano tutto, odore acre di disincanto.

In a manner of speaking I don’t understand
C’è un traffico emozionale sospeso in un andirivieni di opportunità.
E fantasia per perdersi.
Ma [non] attendo acuta, sul gioco del margine.

 

Splinder

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Afona. Mal di gola. Splinder in bìlico, chi emigra, chi resta, chi si dimette.
Note colorate battono il ritmo dei pensieri in 6/8.
Un metrònomo che segna l’attesa. Di un dicembre rosso di querce ed aceri.
Di un notturno schietto e sfacciato che scivola tra la pelle.
Del tuo sguardo insolente che mi osserva di nascosto.

[Ed io, con la voglia di castagne bollenti che profumano di buono, resto qui]



 

Crazy

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Perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh!. 

(da On the road – J. Kerouac)

Sotto il cielo d’Irlanda

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Potermi appagare e guardarti per comprendere.
Una vista che va oltre, più in là e poi torna. Il pensiero folle: un tuffo senza rete. E la vita smembrata che germoglia, selvatica, meravigliosa.
E furono colori di cielo e di prati, il nero segreto dei corvi, le croci celtiche ed il freddo pungente la mattina. La lunga strada percorsa, il dolce burroso e caramellato, e poi ancora ad ovest.
Sull’oceano i tre sassi: azzurro, verde e grigio.
Sull’oceano i tre passi: uno per Lilly, uno per te, ed uno per me.

Poi si torna. Senza alfabeto e senza parole.
Avvinghiata sul bordo di questa estate che [purtroppo] ancora non cede.

Irlanda by passaggisegreti