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C’è un tempo inevitabile che arriva. E si resta fermi sul molo di schiena. Affacciati sul bordo di una quasi primavera ottusa.
Resto in pausa là, in cerca di parole che puliscano e con la sensazione di non aver detto tutto.
Mi sento la cornice di una tela bianca che non ho voglia di colorare. E così inizio a sfogliare le foto di Parigi, quelle di un dicembre poco freddo e dal sapore dolce come il croquembouche. Le stesse che mi fanno sorridere sempre e che mi rilassano.
Poi ascolto Rain dei Cult e intanto penso ai congiuntivi che mi stanno antipatici e a chi chiude discorsi, senza farti capire, lasciandoti appiccicata così l’impressione che intorno tutto sia un po’ più falso.
E poi rifletto e mi dico che le persone non si misurano dalla testa ai piedi ma dalla testa al cielo. E allora sì che ho detto tutto.

 

Photoflake

 

 

 

 

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